Torgiano, Museo del Vino - Fondazione Lungarotti
14 ottobre - 2 novembre 2005
Fin dal momento del suo primo approdo nel Vecchio continente, il “Cibo degli Dei” fu una innovazione che rivoluzionò il tranquillo clima delle corti europee del XVII Secolo sprigionando anche un dibattito piuttosto animato.
L’edizione 2005 di Eurochocolate, il cui claim sarà la Chokolate Revolution, a Perugia dal 15 al 23 ottobre prossimi (www.eurochocolate.com), proporrà un affascinante viaggio nel tempo sulle prime tracce del cioccolato in Italia grazie al supporto scientifico della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e alla collaborazione della Fondazione Lungarotti di Torgiano.
“Eurochocolate quest’anno propone un’edizione molto ricca culturalmente e l’evento di Torgiano – sottolinea Eugenio Guarducci, Presidente di Eurochocolate - è il fiore all’occhiello della nostra offerta, non solo per la sua qualità, ma anche perché permette ai nostri visitatori di scoprire il territorio nelle immediate vicinanze di Perugia in un percorso di valorizzazione delle nostre radici e identità”.
La scorsa primavera, infatti, il dolce festival perugino ha offerto a tutti i golosi la Mostra “Cioccolata, squisita gentilezza” svoltasi all’interno della splendida e prestigiosa cornice delle Tribune Dantesca e Galileiana della Biblioteca Nazionale, il cui ideatore e curatore è il Dott. Learco Nencetti, compreso il relativo catalogo.
Adesso la mostra approda in Umbria e incontra, a Torgiano, la cultura del âNettare degli Deiâ, ospitata presso i suggestivi ambienti del Museo del Vino della Fondazione Lungarotti.
“L’esposizione – spiega Maria Grazia Lungarotti, Direttrice della Fondazione – . E’ con grande piacere che accogliamo nel nostro museo “Cioccolata, squisita gentilezza”.
L’esposizione qui proposta, curata scientificamente dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, costituisce, rispetto alla edizione fiorentina, una sintesi ma si arricchisce di una sezione dedicata al consumo dei vini con i dolci e si svolge parallelamente al percorso museale che propone la storia millenaria del vino. Abbiamo aderito con entusiasmo alla proposta di Eurochocolate – rassegna impegnata da sempre nella promozione della “cultura” del cacao - perché ben s’incrocia con l’esperienza di Fondazione Lungarotti, che ha fatto della ricerca applicata alla cultura del vino la sua missione”.
Eurochocolate, quindi, esce dal capoluogo di regione per incontrare le ormai note strade del buon vino torgianese in una mostra che, attraverso manoscritti e testi antichi, racconterà come il cacao ha cambiato la percezione del gusto e le abitudini quotidiane di coloro che per primi ne hanno fatto uso a partire dal 1600.
Un’iniziativa che intende proporre l’interessante accostamento e connubio tra la storia del “Cibo degli Dei”, grazie ai preziosi testi fiorentini, e le prime tracce di produzione e consumo del “Nettare degli Dei”, testimoniate dai reperti archeologici greci, etruschi e romani presenti a Torgiano.
Ideatore e curatore della mostra, nonché del relativo catalogo, che è stata inaugurata oggi, 14 Ottobre, con un elegante vernissage, e continuerà ad appassionare i cultori dei due alimenti “divini” fino al 2 novembre, è il Dott. Learco Nencetti. All’evento era presente, oltre a Maria Grazia Marchetti Lungarotti e ad Eugenio Guarducci, anche Atonia Ida Fontana, Dirigente della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Premessa storica
Che la Toscana detenga un primato storico per lo sviluppo di una cultura intorno ai temi del cacao e del cioccolato non è una novità per gli esperti. Nei fondi librari Magliabechiano e Palatino della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, infatti, vengono raccolti numerosi scritti che testimoniano, a partire dal 1600, un acceso dibattito sul “cioccolatte" e sui suoi consumi ad opera di celebri uomini di scienza e cultura come Francesco Redi e Lorenzo Magalotti e di altrettanto celebri mercanti, come Francesco D’Antonio Carletti, fra i primi ad avere introdotto il “divino” alimento in questa terra. Nel ‘600, in Toscana, il cioccolato era attore e protagonista nella vita di corte. Gli studi e le ricerche effettuate stanno riportando alla luce un valore storico-scientifico e culturale sinora inesplorato che, per la prima volta grazie a questa Mostra, ha l’opportunità di essere comunicato.
Ed è sempre a Firenze che, dal 1680, viene stampata una infinita serie di scritti sul tema della cioccolata. Nel 1680 esce “Differenza tra il cibo e ‘l cioccolatte…”, pubblicazione a cura di Gio. Battista Gudenfridi. Seguono poi nel 1728: “Parere intorno all’uso della cioccolata”, del dott. Gio. Battista Felici; “Lettera in cui si esaminano le ragioni addotte dall’Autore del primo parere intorno all’uso della cioccolata”, di Lorenzo Serafini; “Lezione accademica in lode della cioccolata”, del medico fisico Giuseppe Avanzini e “Altro parere intorno alla natura, ed all’uso della Cioccolata disteso in forma di lettera…”, di Francesco Zeti, detto il Gobbo di Panone.
La cioccolata del XVII-XVIII secolo è diversa da come la si intende oggi, in quanto allora la si trovava soltanto liquida e veniva bevuta calda dopo un’apposita lavorazione manuale. A tal proposito è da sottolineare che la lavorazione della cioccolata di oggi non ha niente a che fare con la lavorazione del “cioccolatte” di ieri, tant’è vero che le fasi del concaggio e del temperaggio le troviamo solo a partire dall’Ottocento.
La Mostra
La mostra e il relativo catalogo, curato già in occasione della edizione fiorentina dell'esposizione da Piero Scapecchi e Learco Nencetti e pubblicato Vallecchi, intendono porre all'attenzione dei visitatori e degli studiosi lo svilupparsi della storia affascinante del cacao e della cioccolata, dalla prima conoscenza del frutto e della bevanda (che fu di Cristoforo Colombo e dei conquistadores) fino a tutto il XVIII secolo, termina infatti con una lettera di Vittorio Alfieri, intenditore delle miscele di cacao e golosissimo della cioccolata che, residente a Firenze, ordinava il cacao a Siena discutendone la ricetta e facendolo pagare al suo banchiere.
La mostra si articolerà in sei sezioni: attraverso un affascinante percorso bibliografico che si avvale di manoscritti e testi originali e facsimili di preziose edizioni a stampa, muove dalla scoperta del Nuovo Mondo, che coincide con la scoperta del cioccolato e, attraverso l'esposizione di opere cartografiche, raffigurazioni grafiche e racconti di viaggiatori, si soffermerà sulla conoscenza storica del cacao "in luogo del denaro" presso gli Aztechi oltre che sulla presentazione di Quetzacoatl, il mitico dio azteca del cacao, descritto e raffigurato nelle straordinarie pagine dei codici in mostra.
L'esposizione prosegue traendo le fila del dibattito sulla cioccolata che si apre tra XVII e XVIII secolo, con una particolare attenzione alla documentazione relativa alle proprietà terapeutiche del cacao già attestate dalla trattatistica medico-farmaceutica dell'epoca. Si sviluppa poi attraverso una interessante sezione dedicata ai ricettari e alla "civiltà della cioccolata", segnata soprattutto dalla acquisizione di termini quali "caccao", "cioccolatte" e "cioccolata" nella lingua italiana dotta e corrente, come suggerito dalla edizione secentesca del Vocabolario della Crusca e al suo ricorrere nella letteratura colta. Al cioccolato, infatti, furono dedicate opere letterarie, anacreontiche, sonetti e poesie, attraverso l'esposizione dei quali la mostra e il catalogo che l'accompagna ricostruiscono la letteratura relativa: dotti e pensosi accademici si interessano del prezioso alimento e spendono su di esso pagine di apprezzamento: dagli Accademici apatisti - trai quali compare Francesco Redi - a quelli della Crusca, fino agli Accademici Colombi, i quali, in pieno Settecento, si riunivano a scadenze fisse osservando il “Turno della cioccolata”.
La mostra - ospitata nei suggestivi locali del Museo del Vino della Fondazione Lungarotti - termina con una sezione dedicata all'incontro tra il vino e i dolci. Tra ricette antiche e corredi oggettuali curiosi e interessanti, spicca una selezione di raffinati ferri da cialda, strumenti utilizzati per la preparazione di biscottini leggeri da consumare con il vino santo.
Tali strumenti, nati nel 1152 per la produzione di ostie, passarono successivamente ad uso domestico e divennero tipico dono di nozze presso le famiglie nobili del Cinque/Seicento. Antesignani dei moderni biglietti da visita, venivano utilizzati per “firmare” i dolci offerti agli ospiti col Vin Santo. Diffusi in varie regioni italiane, raggiungono in Umbria, sulla fine del XV secolo, una elevata qualità artistica, grazie all'impiego nella loro manifattura di importanti orafi e zecchieri, tra i quali il folignate Francesco Valeriano detto il Roscetto, un cui pezzo sarà presente nella mostra.
In abbinamento con la mostra, sarà possibile proseguire l’immersione nel mondo del vino e del cioccolato, gustando una cena a base di cacao presso il ristorante del relais “Le tre vaselle” o affidandosi agli esperti sommelier della cantina Lungarotti che guideranno il pubblico in degustazioni di cioccolato accompagnato da grappe e nocino.
Il catalogo accoglie saggi introduttivi di noti studiosi e specialisti che accompagnano il visitatore e che resteranno essenziali punti di riferimento negli studi.
Comitato Scientifico
Biblioteca Nazionale Centrale Firenze, Piazza dei Cavalleggeri, 1 - 50122 Firenze
Tel. 055 24919 1 Fax 055 2342 482 ; www.bncf.firenze.sbn.it
Antonia Ida Fontana, Artemisia Calcagni Abrami, Piero Scapecchi, Lucia Chimirri, Learco Nencetti, Zefiro Ciuffolotti, Walter Bernardi, Donatella Lippi, Giovanni Piccardi, Maria Adelaide Bartoli Bacherini, Antonio Godoli, Laura Baldini, Giovanna Giusti, Maria Litta Medri, Francesco Morena.
La Fondazione Lungarotti
Nata nel 1987 per sostenere con attività scientifiche e culturali la produzione vitivinicola umbra e nazionale, la Fondazione è l’espressione culturale della Cantina Lungarotti e gestisce due importanti realtà: il Museo del Vino ed il Museo dell’Olivo e dell’Olio.
L’intensa attività espositiva, sviluppata negli anni con l’organizzazione di numerose mostre particolarmente dedicate alle arti minori, e l’opera svolta nel campo della editoria, del merchandising museale e della promozione turistica le ha valso riconoscimenti ambiti, come il Prix de l’Excellence Regionale, assegnatole per il programma di turismo culturale L’Umbria di Dioniso: percorsi alternativi tra agricoltura ed arte, o la menzione speciale di merito al concorso Intrapresae promosso dalla Fondazione Guggenheim in collaborazione con le Poste Italiane e Confindustria per la presentazione del progetto relativo al Museo dell’Olivo e dell’Olio, successivamente realizzato.
I due musei da essa gestiti documentano, oltre alle tecniche di coltivazione e trasformazione di vite e olivo, l'importanza di questi due elementi (e dei prodotti da essi derivati) nella cultura occidentale, i loro numerosi utilizzi, il loro ricorrere nell'immaginario collettivo dei popoli del Mediterraneo e della Europa continentale.
Il Museo del Vino di Torgiano.
Tutto tranne che un museo-contenitore di botti e bottiglie: è una sorta di macchina del tempo dove ripercorrere 5000 anni di storia umana rappresentata in ogni suo aspetto. Oggetti e collezioni spaziano in ogni direzione: reperti sempre colti e raffinati ma adatti a tutti i gusti, dai più “impegnati” ai più “frivoli”.
In 20 sale il vino è proposto nel suo stretto legame con l’uomo, nell’uso quotidiano e nell’immaginario, nelle tecniche di produzione e nelle arti applicate, dall’antichità ad oggi.
Vi si trovano reperti archeologici provenienti dall’intero Mediterraneo, simboli religiosi, esemplari di letteratura antica: da Catone a Nietzsche, dai proverbi ai trattati di agricoltura italiani e francesi, fino ai primi libri di cucina e a quelli con antichi segreti di bellezza e “cure” per i mali dell’anima. E ancora: opere d’arte, come l’elegante coppa di vetro soffiato dalle sembianze femminili disegnata da Jean Cocteau, una vasta collezione di ceramiche da vino di età medievale fino alle ceramiche di Gio’ Ponti e altri maestri del ‘900, oltre 600 incisioni che vanno da Mantegna a Picasso.
Da segnalare anche cose strane e curiose, divertenti e romantiche. Fra i tanti tesori, la più completa collezione di ferri da cialde, e, sul fronte del gioco, i “bevi se puoi”, irridenti e raffinate brocche scherzo che mettono alla prova i bevitori chiedendo loro di individuare il meccanismo che consente di accedere al vino. C’è poi tutta l’allegria del vino: si va dalle stampe ed incisioni a tema bacchico-dionisiaco, in cui ricorrono scene di feste dal divertimento sfrenato, ai numerosissimi bicchieri e contenitori da vino “amatori” (doni d’amore spesso realizzati su commissione).
Catalogo scientifico curato da Piero Scapecchi e Learco Nencetti, edito da Vallecchi.
Ingresso mostra “Cioccolata, squisita gentilezza” + Museo del Vino:
intero 4.00 e/ridotto 2.50
Per visite guidate, laboratori didattici e degustazioni vino, distillati e cioccolato: 075 9880200 museovino@lungarotti.it Per ulteriori informazioni http://www.lungarotti.it