La mostra

La mostra e il relativo catalogo, di cui il Dott. Learco Nencetti e' l'ideatore e il curatore di entrambe intendono porre all’attenzione dei visitatori e degli studiosi lo svilupparsi della storia affascinante del cacao e della cioccolata, dalla prima conoscenza del frutto e della bevanda (che fu di Cristoforo Colombo e dei conquistadores) fino a tutto il XVIII secolo, termina infatti con una lettera di Vittorio Alfieri, intenditore delle miscele di cacao e golosissimo della cioccolata. che, residente a Firenze, ordinava il cacao a Siena discutendone la ricetta e facendolo pagare al suo banchiere.

La mostra si articolerà in diverse sezioni, partendo dalla definizione ed uso e consumo delle parole “caccao”, “cioccolatte”, “cioccolata”. Si soffermerà prima sulla conoscenza storica del cacao “in luogo del denaro” presso gli Aztechi, fatta dai tanti viaggiatori dell’epoca. Verrà poi sviluppata la storia del cioccolato tra XVII e XVIII secolo con il tema: “la cioccolata del Granduca” attraverso l’esplorazione della corte medicea, dei suoi personaggi e dei suoi luoghi presso gli Uffizi, Pitti e Boboli, e della conseguente importanza della Fonderia e della Spezieria medicee e granducali.

Con l’esposizione procedono paralleli gli studi e le ricerche tutte basate su documenti poco conosciuti o inediti; il catalogo accoglie saggi introduttivi di noti studiosi e specialisti che accompagnano il visitatore e che resteranno come essenziali punti di riferimento negli studi.

A preziosi documenti, come il codice magliabechiano Cl. XIII, 3 ora BR 232, di cui si esporrà l’immagine del dio Quetzalcoatl che insegnò la coltivazione del cacao, o come la pianta del centro America della Miscellanea Zorzi ( una delle primissime degli anni venti del XVI secolo) o come l’Atlante attribuito al genovese Agnese, che lavorò a Venezia dagli anni venti agli anni sessanta del XVI secolo, seguiranno disegni, incisioni ed edizioni a stampa alle quali soprattutto furono affidate le prime, incerte notizie per il pubblico italiano.

Accanto ai volumi si vedranno le preziosissime miniature - fino ad oggi sconosciute - di un codice pergamenaceo degli inizi del XVIII secolo portato dai Lorena a Firenze, dopo che presero possesso della Toscana all’estinguersi della dinastia medicea, e saranno esposte chicchere del XVII – XVIIIsecolo, la tela ad olio raffigurante la Famiglia Martelli che beve la cioccolata, vero documento visivo della fortuna di questa bevanda nel XVIII secolo, la pala della Crusca del “Confortato (Ridolfo Paganelli), accademico che scelse come emblema la tazza di cioccolata con il motto “Col prezioso corpo che l’avviva”.

I visitatori potranno conoscere una serie di ricette dalla seconda metà del ‘600 al ‘700: da quella attribuita alla fonderia medicea a quella dei frati della SS. Annunziata, a quelle raccolte da Targioni Tozzetti.

Saranno inoltre documentati, sia in mostra che nel catalogo, gli accesi dibattiti di carattere medico e teologico sulla bevanda, nonché gli usi farmaceutici di essa.

Alla bevanda furono dedicate opere letterarie, anacreontiche, sonetti, poesie, attraverso i quali la mostra e il catalogo ricostruiscono la letteratura relativa: dotti e pensosi accademici si interessano di essa e la apprezzano. Dopo gli Accademici apatisti e quelli della Crusca (che dettero pieno diritto nella lingua italiana ai lemmi cioccolata, cacao, chicchera, la quale ultima compare nel Dizionario del 1691 con una voce scritta dal cardinal Leopoldo dei Medici) anche i Colombi dell’Accademia Colombaria in pieno Settecento si riunivano a scadenze fisse con il “Turno della cioccolata”.

Il percorso continua con altri letterati e bibliotecari (notoriamente golosi !) e con una sezione dedicata alla cioccolata in musica e termina con la descrizione ed illustrazione delle ‘usanze mutate’, a causa dell’introduzione della nuova bevanda, diventando presto status symbol e oggetto del desiderio.

Così strutturata, la mostra offrirà un “assaggio multisensoriale”, anche attraverso le degustazioni della cioccolata preparata con ricette del ‘600, al fine di poter offrire i giusti strumenti per poter effettuare un paragone fra la cioccolata di oggi e quella di allora, come già detto sopra, diversa in primis nel suo aspetto fisico e nella sua lavorazione.



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