Che la Toscana detenga un primato storico per lo sviluppo di una cultura intorno ai temi del cacao e del cioccolato non è una novità per gli esperti. Nei fondi librari Magliabechiano e Palatino della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, infatti, vengono raccolti numerosi scritti che testimoniano a partire dal 1600 un acceso dibattito sul cioccolatte e sui suoi consumi ad opera di celebri uomini di scienza e cultura come Francesco Redi, Lorenzo Magalotti e di altrettanto celebri mercanti come Francesco D’Antonio Carletti, fra i primi ad avere introdotto il “divino” alimento in questa terra.
Nel ‘600, in Toscana, la cioccolata c’era ed era attore e protagonista nella vita di corte. Gli studi e le ricerche effettuate stanno riportando alla luce un valore storico-scientifico e culturale sinora inesplorato che, per la prima volta, ha l’opportunità di essere comunicato.
Ed è sempre a Firenze che, dal 1680, vengono stampati una infinita serie di scritti sul tema della cioccolata. Nel 1680 esce “Differenza tra il cibo e ‘l cioccolatte…” pubblicazione a cura di Gio.Battista Gudenfridi, seguono poi nel 1728: “Parere intorno all’uso della cioccolata” del dott. Gio. Battista Felici, “Lettera in cui si esaminano le ragioni addotte dall’Autore del primo parere intorno all’uso della cioccolata” di Lorenzo Serafini, “Lezione accademica in lode della cioccolata” del medico fisico Giuseppe Avanzini e “Altro parere intorno alla natura, ed all’uso della Cioccolata disteso in forma di lettera…” da Francesco Zeti, detto il gobbo di Panone.
La cioccolata del XVII-XVIII secolo è diversa da come la si intende oggi, in quanto allora la si trovava soltanto liquida e veniva bevuta calda dopo un’apposita lavorazione manuale. A tal proposito è da sottolineare che la lavorazione della cioccolata di oggi non ha niente a che fare con la lavorazione del cioccolatte di ieri, tant’è vero che le fasi del concaggio e del temperaggio le troviamo solo a partire dall’Ottocento.







